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30 Ago

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Questo testo è stato scritto da uno dei piu grandi socialisti del secolo scorso. Cercate di indovinare il nome prima di leggere la firma.

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KARL MARX

(NEL 25° ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE)

Per ben comprendere e valutare colla maggior possibile approssimazione d’esattezza la portata e la profondità della dottrina marxista, per spiegarci in che modo è sorta e come si è imposta, ci sembra anzitutto necessario di riportare Karl Marx nel periodo di tempo in cui egli visse e lottò. L’Europa dal ’30 al ’60 ci presenta un magnifico risveglio d’energie — le nazionalità divise (Italia, Polonia) tendono a ricostituire la loro unità etnica e psicologica; il capitalismo sviluppa e diffonde il suo modo di produzione e la grande industria sopprimendo l’artigianato, agglomerando le masse operaie nelle grandi città, originando il proletariato come classe che ha interessi antagonistici a tutte le altre componenti la società civile, rende manifesto l’insanabile dualismo fra i detentori dei mezzi di produzione e gli agenti personali della produzione e perciò stesso conduce alla nozione scientifica del socialismo.

Nel campo intellettuale i pensatori inaugurano l’era delle libere ricerche — al difuori, al disopra e contro le antiche verità rivelate — Arrigo Heine il poeta della nuova Germania innalza un nuovo canto, un canto migliore — egli chiama gli uomini a fondare il regno de’ cieli sulla terra e li esorta à lasciare il paradiso agli angeli ed ai passeri . L’Europa è tutta pervasa da un fremito di giovinezza. Karl Marx, spirito riflessivo, geniale e profondo, dotato di quella misteriosa potenza di divinazione che la stirpe gli aveva trasmesso, non appena compiuti gli studi universitari .a Berlino si getta coll’entusiasmo di un giovane nel movimento rivoluzionario. I suoi primi scritti rivelano già un polemista formidabile che unisce una forma brillante a una cultura filosofica vastissima. Nella Gazzetta Renana e negli Annali jranco-tedeschi si trovano in embrione tutte le sue future concezioni dottrinali.

Staccatosi da Hegel — del quale conserverà sempre la mirabile forza dialettica — Marx, come per liberarsi il terreno si scaglia contro il vacuo romantismo germanico. Sente che il cristianesimo — come dottrina della rinunzia — ribadisce le catene di una doppia schiavitù economica e morale e proclama nel Deutsch Brusseler Zeitung (1849) che « i principi sociali del cristianesimo sono sornioni e il proletariato è rivoluzionario ». Le vecchie scuole filosofiche si erano fossilizzate a creare dei sistemi sopra a delle pure astrazioni. Marx preconizza nuove vie e nell’ultima tesi su Lodovico Feuerbach esclama: «Non si tratta più di studiare il mondo, si tratta di trasformarlo ». Ma chi sarà l’agente di questa grande trasformazione? Il proletariato. A questo punto il pensiero marxista è già completo e trova la sua espressione nel Manifesto dei Comunisti.

* * *

I limiti forzatamente brevi di un articolo destinato ad un periodico di propaganda non mi consentono di esaminare se non per sommi capi le nozioni principali delle dottrine marxiste.

Noi dobbiamo in primo luogo a Marx il passaggio dal socialismo filantropico cristiano, al socialismo scientifico. Nella prima metà del secolo scorso, lo spettacolo della miseria e dell’abbiezione degli operai aveva commosso molti filantropi di tutte le scuole. Era nato da questo impulso umanitario una specie di socialismo cristiano del quale si possono considerare rappresentanti tipici il Kingsley in Inghilterra, La- mennais in Francia. Strano miscuglio d’ingenuità puerili e di bizzarre ricostruzioni sociali a base di virtù predicata e praticata, questo socialismo non si rivolgeva agli oppressi, ma ai dominatori per convincerli a rinunziare alle loro ricchezze per il bene comune e si credeva di raggiungere questo scopo con una ostinata predicazione della dottrina evangelica. Sorsero uomini, giornali e. gruppi. Fiorì una letteratura cristiano-sociale in cui predominava un esagerato ottimismo al riguardo della natura dell’uomo. Si fecero degli esperimenti comunistici al Texas, Cabet ideò un comunismo icarico, Owen ridusse in una trinità le cause del male (proprietà privata, religione positiva, indissolubilità del ma-trimonio), Weitling credeva che liberatore dell’umanità sarebbe stato un nuovo Messia che sarebbe venuto a spargere la buona _ novella; Fourier aspettava colla fede ingenua d’un apostolo tutti i giorni dal mezzogiorno all’una il buon capitalista che gli avrebbe portato il denaro sufficente alla costruzione del primo falansterio.

Ciò che caratterizza questa prima forma di socialismo è una sconfinata sottovalutazione della forza avversaria. È puerile credere che i ricchi possano spogliarsi dei loro beni cedendo alla semplice predicazione della virtù. — La storia non offre esempi del genere. Una classe non rinuncia ai suoi privilegi se non quando vi è costretta. Il bel gesto della nobiltà francese, la notte del 4 agosto, fu dettato anzi imposto dalla paura del pericolo imminente.

Ora Marx fa giustizia del socialismo utopistico delle scuole francesi e inglesi. Egli non si rivolge ai dominatori, bensì ai dominati e a questi come classe che ha una determinata missione storica. Il socialismo critico mira appunto a dare al proletariato la coscienza di questa missione. La questione sociale sarà risolta solo colla soppressione del rapporto capitàlistico-proletario e non coi palliativi dei filantropi. La classe operaia non cerchi altrove i mezzi per redimersi. Non aspetti i Messia. Lotti colle proprie forze. « L’emancipazione dei lavoratori dev’ essere opera dei lavoratori stessi ! ». Questo grido che comprende la nozione scientifica del socialismo inaugurata da Marx nel Manifesto dei Comunisti è in istretta relazione col determinismo economico o materialismo storico, altro punto capitale delle teorie marxiste. Si è spesso rimproverato ai socialisti di fare una questione di ventre. I Don Chisciotte dell’idealismo non hanno mai perdonato a Marx di porre nell’interesse materiale la molla principale delle azioni umane e di considerare tutte le superstrutture ideologiche della società (arte, religione, morale) come il riflesso e il portato delle condizioni economiche e più precisamente del modo di produzione economico.

La vacuità pedante dell’ideologia ha chiamato Marx « ignobile ma-terialista ». E sia. Ma la stessa ideologia ufficiale non è però ancor giunta ad infirmare la semplice constatazione di fatto che l’uomo è un animale essenzialmente egoista e prima di fare delle statue, di dipingere dei quadri, di scrivere dei libri, di comporre magari dei saggi trattati di morale, soddisfa i suoi primordiali bisogni : mangia, beve, si procura un riparo, lotta coi suoi fratelli per la conquista del pane. Ed è questa lotta colle sue particolarità, i suoi pericoli, le sue sorprese, le sue innumerevoli vittime, questa dolorosa lotta millenaria che oggi ancora non riesce a dissimulare completamente la sua tragica necessità, è questa lotta che modella la coscienza degli uomini attraverso le loro concezioni politiche, artistiche, religiose, morali. Esaminate tutti i movimenti del pensiero umano e troverete che furono « determinati » da motivi economici e profani. Il cristianesimo non fa eccezione. Così il socialismo — come movimento d’idee e come negazione rivoluzionaria — non poteva sorgere se non coll’awento del modo di produzione capitalistico. Intanto le nuove condizioni dell’economia determinano il proletariato che tradurrà in atto le finalità teoriche del socialismo. Con quale mezzo? Colla lotta di classe. Gli interessi del proletariato sono antagonistici a quelli della borghesia.

Tra queste due classi nessun accordo è possibile. Una di esse deve sparire. La meno forte sarà « eliminata ». La lotta di classe è dunque una questione di « forza ». Gli operai devono accumulare questa « forza » che assicurerà loro la vittoria finale e per accumularla devono unirsi.

La lotta finale sarà violenta, « catastrofica », poiché i capitalisti non rinunceranno volontariamente al loro potere economico e politico. E in questo caso un periodo più o meno lungo di violenza accompagnerà il passaggio dal modo di produzione borghese al modo di produzione su basi comuniste.

Con questo articolo non ho certo la pretesa di aver dato un riassunto completo della dottrina marxista. Mi basta di averla schizzata specie in quelle parti che ancora oggi magnificamente resistono alla critica degli avversari e dei compagni.

Sono passati venticinque anni dalla morte di Marx — Mohr — come chiamavano i profughi tedeschi — dorme il sonno che non ha risveglio in un cimitero dei suburbi londinesi. Ogni anno nella ricorrenza del XIV marzo, dei grandi mazzi di garofani rossi vengono gettati sulla sua tomba. E il proletariato di tutti i paesi volge reverente

pensiero alla memoria dell’uomo che alla causa degli oppressi sacrò tutte le sue energie e colla purissima fiamma di un ideale di giustizia, di fraternità e di pace, illuminò la lenta ascesa verso nuove e più elette forme di vita.

Stupidi

Benito Mussolini

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Pubblicato da su 30 agosto 2013 in politica

 

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